Cosa devi sapere in 60 secondi
Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 151 del 2 luglio 2026, stabilisce come usare 52,18 milioni di euro per l’anno 2023 nel comparto difesa e sicurezza. L’obiettivo è finanziare il compenso per lavoro straordinario ancora da remunerare e, in misura minore, alcuni trattamenti economici accessori del personale non dirigente.
Se sei un contribuente privato o una partita IVA, questo decreto non ti impone nuovi pagamenti, scadenze F24 o adempimenti verso l’Agenzia delle Entrate. Riguarda invece il personale delle Forze armate, Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza e Corpo di polizia penitenziaria, oltre agli uffici che gestiscono stipendi e fondi di bilancio.
- Importo totale: 52,18 milioni di euro (lordo Stato)
- Anno di riferimento delle spese: 2023
- Priorità: lavoro straordinario (49,02 milioni) e trattamenti accessori (3,16 milioni)
- Fondo efficienza servizi (Fesi): 0,00 milioni nel riparto indicato
- Copertura finanziaria: nell’anno 2026, con risorse della legge di bilancio 30 dicembre 2021, n. 234
Cosa cambia con il decreto
Prima dell’adozione del decreto, le amministrazioni del comparto difesa e sicurezza avevano segnalato ore di straordinario del 2023 ancora da pagare e, in un solo caso, la necessità di coprire nuove indennità contrattuali. Mancava però il provvedimento che traducesse in numeri la ripartizione annuale prevista dalla legge di bilancio 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, comma 605.
Con il DPCM del 12 marzo 2026 la ripartizione per il 2023 diventa operativa. Le risorse non vanno al contribuente generico, ma alle singole amministrazioni, che potranno utilizzarle secondo le finalità indicate nel testo ufficiale.
Prima e dopo
- Prima: fabbisogno di remunerare lo straordinario 2023 segnalato da Forze armate, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia penitenziaria, senza riparto definitivo per quell’annualità.
- Dopo: riparto certo di 52,18 milioni di euro tra le cinque amministrazioni, con dettaglio tra trattamenti accessori e lavoro straordinario.
Impatto pratico
Per il personale interessato, il decreto apre la strada al pagamento di compensi arretrati legati allo straordinario 2023 e, per l’Arma dei carabinieri, al finanziamento di 3,16 milioni per trattamenti accessori (indennità di controllo del territorio e indennità cybersecurity). Per imprese, professionisti e privati cittadini non cambia nulla sul piano fiscale: niente nuovi codici tributo, niente modello F24 aggiuntivo, niente obblighi IVA o IRPEF derivanti da questo atto.
L’onere complessivo di 52,18 milioni di euro sarà sostenuto nell’anno 2026 attingendo al fondo previsto dall’art. 1, comma 604, della legge n. 234/2021. Le modalità e i tempi concreti di erogazione al singolo dipendente restano da verificare presso la propria amministrazione di appartenenza.
A chi riguarda
Il decreto riguarda il personale non dirigente del comparto difesa e sicurezza e le amministrazioni che ne gestiscono retribuzioni e fondi. In particolare sono coinvolte:
- Forze armate — 15,67 milioni di euro per lavoro straordinario
- Polizia di Stato — 11,72 milioni per lavoro straordinario
- Arma dei carabinieri — 3,16 milioni per trattamenti accessori e 10,00 milioni per lavoro straordinario
- Guardia di finanza — 7,27 milioni per lavoro straordinario
- Corpo di polizia penitenziaria — 4,36 milioni per lavoro straordinario
I contribuenti privati e le partite IVA non rientrano nel perimetro del provvedimento, salvo il caso in cui siano anche dipendenti di una di queste amministrazioni. Anche gli enti locali, i datori di lavoro privati e i commercialisti che seguono solo clienti imprenditoriali o professionisti non hanno un adempimento diretto da questo decreto.
Sono invece direttamente interessati gli uffici paghe, ragioneria e personale dei ministeri e comandi generali citati nel provvedimento, chiamati a utilizzare le risorse assegnate per l’annualità 2023.
Cosa fare adesso
Le azioni da compiere dipendono dal ruolo. Il decreto non introduce passaggi per privati cittadini o imprese; per il personale e per chi gestisce le risorse umane del comparto, invece, conviene muoversi in modo ordinato.
- Leggere il testo ufficiale completo sul link Gazzetta Ufficiale indicato in fondo all’articolo, verificando la tabella di riparto dell’art. 1 e la copertura finanziaria dell’art. 2.
- Se lavori in una delle amministrazioni coinvolte, controlla con l’ufficio paghe o con il referente interno se rientri tra le posizioni coperte da straordinario 2023 o da nuovi trattamenti accessori. I tempi di accredito in busta paga non sono indicati nel decreto: verificare sul link ufficiale o con la propria amministrazione.
- Se sei responsabile paghe o bilancio, allinea i flussi interni al riparto approvato: 49,02 milioni per lavoro straordinario e 3,16 milioni per trattamenti accessori, con copertura prevista nell’anno 2026.
- Se sei contribuente o partita IVA senza rapporto con il comparto difesa e sicurezza, non devi compilare F24, inviare dichiarazioni o accedere ai portali dell’Agenzia delle Entrate per questo provvedimento.
- Conserva il riferimento normativo (DPCM 12 marzo 2026, codice redazionale 26A03294) solo se ti serve per richieste interne o per documentare eventuali pratiche legate allo straordinario 2023.
- In caso di dubbi sull’importo spettante, rivolgiti esclusivamente all’amministrazione di appartenenza: il decreto ripartisce fondi tra enti, non stabilisce importi individuali.
Nota per F24Editabile: questo provvedimento non modifica scadenze IRPEF, IVA, IMU o altri tributi per contribuenti e partite IVA. Eventuali effetti sul cedolino del dipendente pubblico interessato vanno valutati nell’ambito retributivo, non come nuovo adempimento del contribuente verso il fisco.
Scadenze e rischi
Il decreto non fissa scadenze per contribuenti, partite IVA o cittadini. Non indica neppure una data precisa entro cui le amministrazioni devono erogare le somme ai dipendenti: su questo punto occorre verificare sul link ufficiale o chiedere chiarimenti al proprio ufficio paghe.
Dal testo si ricavano però alcuni riferimenti temporali utili. Le spese per trattamenti fissi e accessori del personale sono imputate, secondo la legge 31 dicembre 2009, n. 196, art. 34, comma 4, all’anno finanziario in cui vengono disposti i pagamenti. La copertura dell’onere di 52,18 milioni di euro è prevista nell’anno 2026, con utilizzo delle risorse dell’art. 1, comma 604, della legge n. 234/2021 iscritte nel Fondo da ripartire per l’attuazione dei contratti.
Cosa succede se non si agisce
Per il contribuente o la partita IVA esterna al comparto non ci sono conseguenze: non essendoci obblighi dichiarativi o di versamento collegati al decreto, non sorgono sanzioni fiscali per inazione. Per il personale interessato, l’omissione dell’utilizzo delle risorse da parte dell’amministrazione potrebbe ritardare il pagamento dello straordinario 2023 o delle indennità previste, ma le modalità di tutela e i termini non sono descritti nel provvedimento e vanno verificati sul link ufficiale o con gli uffici competenti.
Il decreto risulta registrato alla Corte dei conti l’11 giugno 2026 (reg. n. 1735). La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è avvenuta il 2 luglio 2026 (Serie Generale n. 151).
Fonte ufficiale
Testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale — Serie Generale, codice redazionale 26A03294, GU n. 151 del 2 luglio 2026.
Consulta l’atto integrale qui: Gazzetta Ufficiale — DPCM 12 marzo 2026 (26A03294).
Titolo ufficiale: Incremento delle risorse finanziarie destinate al trattamento economico accessorio, al compenso per lavoro straordinario e al fondo per l'efficienza dei servizi istituzionali del personale non dirigente del comparto difesa e sicurezza - Anno 2023.
Domande frequenti
Devo compilare il modello F24 per questo decreto?
No. Il DPCM del 12 marzo 2026 non introduce versamenti, codici tributo o obblighi di pagamento per contribuenti privati o partite IVA. Riguarda la ripartizione di risorse statali tra amministrazioni del comparto difesa e sicurezza per retribuzioni interne.
Quanto vale il pacchetto di risorse e come è suddiviso?
Le risorse complessive ammontano a 52,18 milioni di euro per l’anno 2023. Di questi, 49,02 milioni vanno al lavoro straordinario, 3,16 milioni ai trattamenti accessori e 0,00 milioni al fondo per l’efficienza dei servizi istituzionali, secondo la tabella dell’art. 1.
Sono un agente della Guardia di finanza: questo decreto mi riguarda?
Sì, se rientri nel personale non dirigente dell’amministrazione interessata. Alla Guardia di finanza sono assegnati 7,27 milioni di euro per remunerare il lavoro straordinario svolto nel 2023, secondo quanto indicato nel provvedimento.
Quando arriverà il pagamento dello straordinario 2023?
Il decreto approva il riparto delle risorse, ma non indica una data di accredito in busta paga per i singoli dipendenti. Per conoscere tempi e procedure occorre verificare sul link ufficiale o contattare l’ufficio paghe della propria amministrazione.
Una partita IVA o un’impresa privata deve fare qualcosa?
No, salvo casi del tutto marginali in cui lo stesso soggetto sia anche dipendente di una delle amministrazioni citate. Per l’attività imprenditoriale o professionale il decreto non modifica adempimenti IVA, IRPEF o altri obblighi verso l’Agenzia delle Entrate.
Da dove arrivano i soldi e in quale anno vengono contabilizzati?
L’onere di 52,18 milioni di euro è coperto nell’anno 2026 utilizzando le risorse dell’art. 1, comma 604, della legge di bilancio 30 dicembre 2021, n. 234, iscritte nel Fondo da ripartire per l’attuazione dei contratti. Le spese di personale seguono poi le regole contabili vigenti per l’anno in cui vengono disposti i pagamenti.